Written by
Emilia A. C. Iuliano
13 Ottobre 2025
L’ARTE DI GUIDARE CON ASCOLTO: LEADERSHIP, CONSAPEVOLEZZA E CRESCITA
Dialogo tra Emilia e Atena – tra identità, ascolto e responsabilità: una conversazione sul valore umano della leadership nella rubrica Coach to Coach – Mappe del Coaching/i>
In questa rubrica di ARUNA lab, il dialogo si apre oltre i confini del coaching professionale, per includere manager, consulenti e professionisti che fanno delle coaching skills un pilastro del loro modo di guidare, comunicare e accompagnare le persone.
Perché la mappa del coaching non appartiene solo a chi è coach di mestiere, ma a chi sceglie ogni giorno di esercitare ascolto, presenza, fiducia e consapevolezza nelle relazioni professionali.
Protagonista di questo incontro è Atena Manca: manager, consulente di marketing e comunicazione, formatrice e fondatrice di Madonnager , spazio creativo e formativo dedicato alla leadership femminile.
Dopo una carriera in ruoli di responsabilità nel marketing di grandi brand internazionali, Atena ha scelto di dare nuova forma al proprio percorso professionale, intrecciando esperienza manageriale, approccio consulenziale e visione valoriale.
Il suo lavoro oggi si muove tra formazione, consulenze personalizzate e contenuti divulgativi, per accompagnare manager e team nello sviluppo di competenze di leadership gentile, ascolto e autenticità.
Crede in una crescita che non separa le persone dai ruoli, e in un modo di fare impresa che metta al centro l’essere umano, prima delle “risorse”.
Perché la mappa del coaching non appartiene solo a chi è coach di mestiere, ma a chi sceglie ogni giorno di esercitare ascolto, presenza, fiducia e consapevolezza nelle relazioni professionali.
Protagonista di questo incontro è Atena Manca: manager, consulente di marketing e comunicazione, formatrice e fondatrice di Madonnager , spazio creativo e formativo dedicato alla leadership femminile.
Dopo una carriera in ruoli di responsabilità nel marketing di grandi brand internazionali, Atena ha scelto di dare nuova forma al proprio percorso professionale, intrecciando esperienza manageriale, approccio consulenziale e visione valoriale.
Il suo lavoro oggi si muove tra formazione, consulenze personalizzate e contenuti divulgativi, per accompagnare manager e team nello sviluppo di competenze di leadership gentile, ascolto e autenticità.
Crede in una crescita che non separa le persone dai ruoli, e in un modo di fare impresa che metta al centro l’essere umano, prima delle “risorse”.
Cosa significa per te adottare un “coaching style” nella leadership, pur non essendo una coach?
Significa allenarsi ogni giorno a non essere l’unica voce in riunione. Un approccio da coach, per me, vuol dire porre domande potenti, ascoltare davvero, aiutare le persone a trovare le proprie risposte. Più che “guidare” è creare le condizioni perché ciascuno possa esprimere davvero il proprio potenziale.
Hai lavorato in contesti diversi, tra brand globali, retail ed elettrodomestici: cosa hanno in comune le persone che crescono davvero?
La curiosità. Chi cresce davvero ha una fame continua di imparare, di mettersi in gioco, di chiedere feedback. E spesso lo fa in silenzio, senza bisogno di grandi palchi. La cultura che favorisce questa crescita? Quella dove si sbaglia in fretta, si impara ancora più in fretta e si condivide tutto. Dove non si punta il dito su chi e perché ha sbagliato, ma su quali soluzioni servono per risolvere una situazione.
Nei tuoi ruoli strategici, come bilanci il pensiero creativo con la concretezza del risultato?
La creatività non è un lusso: è un modo per risolvere i problemi. Ma senza un piano d’azione, resta un’idea nel cassetto. L’approccio da coach mi aiuta a tradurre la visione in piccoli passi condivisi, con una domanda chiave: “Che cosa serve davvero oggi al nostro cliente?” E poi: “Chi se ne occupa, entro quando?”.
Significa allenarsi ogni giorno a non essere l’unica voce in riunione. Un approccio da coach, per me, vuol dire porre domande potenti, ascoltare davvero, aiutare le persone a trovare le proprie risposte. Più che “guidare” è creare le condizioni perché ciascuno possa esprimere davvero il proprio potenziale.
Hai lavorato in contesti diversi, tra brand globali, retail ed elettrodomestici: cosa hanno in comune le persone che crescono davvero?
La curiosità. Chi cresce davvero ha una fame continua di imparare, di mettersi in gioco, di chiedere feedback. E spesso lo fa in silenzio, senza bisogno di grandi palchi. La cultura che favorisce questa crescita? Quella dove si sbaglia in fretta, si impara ancora più in fretta e si condivide tutto. Dove non si punta il dito su chi e perché ha sbagliato, ma su quali soluzioni servono per risolvere una situazione.
Nei tuoi ruoli strategici, come bilanci il pensiero creativo con la concretezza del risultato?
La creatività non è un lusso: è un modo per risolvere i problemi. Ma senza un piano d’azione, resta un’idea nel cassetto. L’approccio da coach mi aiuta a tradurre la visione in piccoli passi condivisi, con una domanda chiave: “Che cosa serve davvero oggi al nostro cliente?” E poi: “Chi se ne occupa, entro quando?”.
Qual è stata la trasformazione più potente che hai visto in un team grazie a uno stile manageriale basato su ascolto, fiducia e responsabilizzazione?
Quando un team in crisi ha smesso di aspettare approvazioni continue e ha iniziato a fare. A prendersi rischi, a ragionare insieme, a darsi feedback senza paura. Non è stato un processo lineare, ma da quel momento in poi il risultato non era più solo un numero: era il frutto di un’energia collettiva. E anche vedere persone passare dall’approccio “Atena, tu cosa faresti?” al “Atena, io farei così, per questo motivo. Cosa ne pensi?”: ecco, quello è un segnale di crescita autentica.
Cosa accade nei team quando si introduce uno sguardo più “coach-like”?
Cambia la qualità delle conversazioni. Le persone iniziano a parlare davvero, non solo a rispondere. A porsi domande migliori. E in quel momento nasce l’effetto moltiplicatore: ognuno si sente più autore del cambiamento. E questo fa crescere fiducia, responsabilità, entusiasmo. .
Madonnager è uno spazio creativo, formativo e relazionale. In che modo questo progetto rispecchia il tuo approccio da manager e “facilitatrice” di crescita?
Madonnager (mamma, donna e manager) è una community di donne che ogni giorno cercano di tenere insieme tutto: lavoro, casa, relazioni e sogni. In Madonnager ritrovo molto del mio modo di accompagnare le persone: con ascolto, curiosità e ironia. Nata per condividere “consigli non richiesti” su come conciliare i mille ruoli e il poco tempo, è diventata molto più di un blog: uno spazio di confronto e di condivisione. Qui convivono le nostre passioni — dalla skincare alla moda, fino alla lettura dell’ultimo libro — con il nostro ruolo di madri e professioniste, che ogni giorno provano a trovare un equilibrio possibile, senza prendersi troppo sul serio.
Contribuisci alla formazione anche attraverso pillole digitali e progetti come Fabbrica di Lampadine: che tipo di formazione serve oggi?
Serve una formazione che non sia solo “istruttiva” ma trasformativa. Che parli alla testa, ma anche al cuore. Oggi più che mai serve coltivare ascolto, presenza, capacità di adattarsi e di influenzare senza imporre. E farlo con esempi concreti, vicini alla realtà del lavoro ma anche ispiranti. Si deve arrivare al cervello passando dalle emozioni.
Hai vissuto esperienze internazionali e ti aggiorni costantemente: cosa ti ha insegnato questo percorso?
Che è proprio vero che non si smette mai di imparare. E che l’identità non è mai fissa. Si può essere autorevoli e vulnerabili, strategici ed empatici. E che l’evoluzione non avviene per caso: va cercata, voluta, nutrita. La flessibilità per me è questo: accettare che ogni fase abbia il suo senso, anche quando sembra confusa.
C’è stato un insegnamento o una persona che ha cambiato il tuo modo di vedere la leadership?
Mio padre. È stato un manager con una visione ampia e una grande etica. Mi ha insegnato che il rispetto è la base per qualsiasi successo. Che possiamo essere ambiziose ma mai a discapito degli altri. Poi citerei almeno un paio di capi eccellenti nell’arte della delega: condividendo obiettivi, tempi e aspettative, lasciandomi libera di arrivare al risultato da sola, e riconoscendomi poi il merito. Quando l’empowerment incontra la meritocrazia, hai davanti dei leader speciali.
Come immagini l’evoluzione della leadership nei prossimi anni, soprattutto in ambiti creativi e complessi come il marketing?
La leadership sarà sempre meno centrata sul controllo e sempre più sulla relazione. Le competenze soft – empatia, comunicazione efficace, autoconsapevolezza – diventeranno decisive. Chi saprà facilitare connessioni e far emergere il potenziale degli altri sarà il vero game changer. Nell’era dell’intelligenza artificiale, dobbiamo puntare tutto anche sull’intelligenza emotiva.
Un consiglio a un giovane professionista che sogna una carriera manageriale? .
Non dimenticare mai chi sei, nemmeno mentre cresci. Le competenze si imparano, i ruoli cambiano, ma la coerenza è ciò che rende un leader affidabile. Una maschera non la si può tenere per troppo tempo. Le persone apprezzano l’autenticità. E quando arriverà il momento di far crescere gli altri, non sarà solo un compito, ma la tua più grande occasione di crescita.
Nel tuo lavoro di consulente oggi, cosa significa accompagnare una persona o un’organizzazione in una fase di cambiamento? .
Significa creare uno spazio di chiarezza, ma con approcci diversi a seconda che si tratti di brand o di persone. Quando accompagno un’azienda, lavoro sul (ri)posizionamento della marca partendo da chi sta dall’altra parte: le persone target, ciò che cercano, i valori che guidano le loro scelte. Quando accompagno un professionista o un team, invece, parto dall’interno: da chi sono, da cosa li motiva davvero, da come vogliono portare valore nel proprio contesto. In entrambi i casi, l’obiettivo è lo stesso: trasformare la complessità in scelte chiare e coerenti, che generino valore reale per le persone e per il business.
CHI È ATENA MANCA: MAPPA DEL COACH
Atena Manca (nella foto a destra)
Senior Marketing & Brand Strategy Consultant
Atena Manca è consulente senior in brand & marketing con 20 anni di esperienza nel mondo corporate (L’Oréal, Coty, Bolton, Prénatal, Haier Europe). Ha guidato marche internazionali dal Brand Management alla Direzione Marketing, coordinando team e gestendo budget fino a 15 milioni di euro.
Oggi affianca aziende B2C e B2B nella (ri)definizione della brand identity, nella costruzione di una comunicazione chiara e nell’evoluzione della leadership organizzativa, unendo strategia e operatività.
Progetta e conduce percorsi di formazione manageriale su leadership, comunicazione e gestione del tempo, da sola o in collaborazione con la community di trainer di Fabbrica di Lampadine.
Quando un team in crisi ha smesso di aspettare approvazioni continue e ha iniziato a fare. A prendersi rischi, a ragionare insieme, a darsi feedback senza paura. Non è stato un processo lineare, ma da quel momento in poi il risultato non era più solo un numero: era il frutto di un’energia collettiva. E anche vedere persone passare dall’approccio “Atena, tu cosa faresti?” al “Atena, io farei così, per questo motivo. Cosa ne pensi?”: ecco, quello è un segnale di crescita autentica.
Cosa accade nei team quando si introduce uno sguardo più “coach-like”?
Cambia la qualità delle conversazioni. Le persone iniziano a parlare davvero, non solo a rispondere. A porsi domande migliori. E in quel momento nasce l’effetto moltiplicatore: ognuno si sente più autore del cambiamento. E questo fa crescere fiducia, responsabilità, entusiasmo. .
Madonnager è uno spazio creativo, formativo e relazionale. In che modo questo progetto rispecchia il tuo approccio da manager e “facilitatrice” di crescita?
Madonnager (mamma, donna e manager) è una community di donne che ogni giorno cercano di tenere insieme tutto: lavoro, casa, relazioni e sogni. In Madonnager ritrovo molto del mio modo di accompagnare le persone: con ascolto, curiosità e ironia. Nata per condividere “consigli non richiesti” su come conciliare i mille ruoli e il poco tempo, è diventata molto più di un blog: uno spazio di confronto e di condivisione. Qui convivono le nostre passioni — dalla skincare alla moda, fino alla lettura dell’ultimo libro — con il nostro ruolo di madri e professioniste, che ogni giorno provano a trovare un equilibrio possibile, senza prendersi troppo sul serio.
Contribuisci alla formazione anche attraverso pillole digitali e progetti come Fabbrica di Lampadine: che tipo di formazione serve oggi?
Serve una formazione che non sia solo “istruttiva” ma trasformativa. Che parli alla testa, ma anche al cuore. Oggi più che mai serve coltivare ascolto, presenza, capacità di adattarsi e di influenzare senza imporre. E farlo con esempi concreti, vicini alla realtà del lavoro ma anche ispiranti. Si deve arrivare al cervello passando dalle emozioni.
Hai vissuto esperienze internazionali e ti aggiorni costantemente: cosa ti ha insegnato questo percorso?
Che è proprio vero che non si smette mai di imparare. E che l’identità non è mai fissa. Si può essere autorevoli e vulnerabili, strategici ed empatici. E che l’evoluzione non avviene per caso: va cercata, voluta, nutrita. La flessibilità per me è questo: accettare che ogni fase abbia il suo senso, anche quando sembra confusa.
C’è stato un insegnamento o una persona che ha cambiato il tuo modo di vedere la leadership?
Mio padre. È stato un manager con una visione ampia e una grande etica. Mi ha insegnato che il rispetto è la base per qualsiasi successo. Che possiamo essere ambiziose ma mai a discapito degli altri. Poi citerei almeno un paio di capi eccellenti nell’arte della delega: condividendo obiettivi, tempi e aspettative, lasciandomi libera di arrivare al risultato da sola, e riconoscendomi poi il merito. Quando l’empowerment incontra la meritocrazia, hai davanti dei leader speciali.
Come immagini l’evoluzione della leadership nei prossimi anni, soprattutto in ambiti creativi e complessi come il marketing?
La leadership sarà sempre meno centrata sul controllo e sempre più sulla relazione. Le competenze soft – empatia, comunicazione efficace, autoconsapevolezza – diventeranno decisive. Chi saprà facilitare connessioni e far emergere il potenziale degli altri sarà il vero game changer. Nell’era dell’intelligenza artificiale, dobbiamo puntare tutto anche sull’intelligenza emotiva.
Un consiglio a un giovane professionista che sogna una carriera manageriale? .
Non dimenticare mai chi sei, nemmeno mentre cresci. Le competenze si imparano, i ruoli cambiano, ma la coerenza è ciò che rende un leader affidabile. Una maschera non la si può tenere per troppo tempo. Le persone apprezzano l’autenticità. E quando arriverà il momento di far crescere gli altri, non sarà solo un compito, ma la tua più grande occasione di crescita.
Nel tuo lavoro di consulente oggi, cosa significa accompagnare una persona o un’organizzazione in una fase di cambiamento? .
Significa creare uno spazio di chiarezza, ma con approcci diversi a seconda che si tratti di brand o di persone. Quando accompagno un’azienda, lavoro sul (ri)posizionamento della marca partendo da chi sta dall’altra parte: le persone target, ciò che cercano, i valori che guidano le loro scelte. Quando accompagno un professionista o un team, invece, parto dall’interno: da chi sono, da cosa li motiva davvero, da come vogliono portare valore nel proprio contesto. In entrambi i casi, l’obiettivo è lo stesso: trasformare la complessità in scelte chiare e coerenti, che generino valore reale per le persone e per il business.
CHI È ATENA MANCA: MAPPA DEL COACH
Atena Manca (nella foto a destra)
Senior Marketing & Brand Strategy Consultant
Atena Manca è consulente senior in brand & marketing con 20 anni di esperienza nel mondo corporate (L’Oréal, Coty, Bolton, Prénatal, Haier Europe). Ha guidato marche internazionali dal Brand Management alla Direzione Marketing, coordinando team e gestendo budget fino a 15 milioni di euro.
Oggi affianca aziende B2C e B2B nella (ri)definizione della brand identity, nella costruzione di una comunicazione chiara e nell’evoluzione della leadership organizzativa, unendo strategia e operatività.
Progetta e conduce percorsi di formazione manageriale su leadership, comunicazione e gestione del tempo, da sola o in collaborazione con la community di trainer di Fabbrica di Lampadine.



