Written by
Emilia A. C. Iuliano
25 Luglio 2025
DAL GREEN ALLA CRESCITA: COACHING E FINANZA TRA PRECISIONE, UMANITÀ E MINDSET
Dialogo tra Emilia ed Ettore – il coaching come leva di trasformazione tra ruolo e persona, tra decisioni complesse e visione autentica nella rubrica Coach to Coach - Mappe del Coaching/i>
In questa nuova tappa della rubrica Coach to Coach – Mappe del Coaching, incontriamo Ettore Cocchi, un professionista con un solido background nella finanza e una visione lucida sul valore trasformativo del coaching.
Tra riferimenti al campo da golf e metafore da vigile del fuoco, esploriamo come il coaching evolutivo possa diventare bussola e risorsa per attraversare l’incertezza, prendere decisioni più umane e coltivare una leadership centrata, anche in ambienti ad alta pressione.
Una conversazione intensa e generosa, che intreccia esperienza, vulnerabilità e potere trasformativo dell’ascolto interiore.
Tra riferimenti al campo da golf e metafore da vigile del fuoco, esploriamo come il coaching evolutivo possa diventare bussola e risorsa per attraversare l’incertezza, prendere decisioni più umane e coltivare una leadership centrata, anche in ambienti ad alta pressione.
Una conversazione intensa e generosa, che intreccia esperienza, vulnerabilità e potere trasformativo dell’ascolto interiore.
Se il campo da golf fosse una metafora del tuo modo di stare nel lavoro, cosa rappresenterebbe?
E dove collocheresti il coaching, tra il fairway, il rough e la buca?
Belle domande e parto dalla prima . Il campo da golf, nel mio modo di stare al lavoro, rappresenta il "mercato“ in senso più ampio, del mondo delle opportunità e dei cambiamenti di scenario. Il campo può essere “ignoto“ e dunque da scoprire, oppure ben conosciuto, ma non per questo privo di nuove opportunità. Il coaching , restando nel mondo del golf, serve in ogni situazione di campo e di gioco e nella vita professionale serve per "fare auto-coaching" e relazionarsi meglio laddove cambiano le prospettive o le nuova relazioni di lavoro.
In che modo la tua lunga esperienza nella finanza e nella gestione patrimoniale si intreccia con la tua identità di coach? Quali strumenti interiori senti di aver affinato attraversando entrambi i mondi?
Sicuramente mi ha consentito, e mi consente, di aver arricchito il mio “approccio“ a persone e situazioni, passando da un mindset piuttosto direttivo (da Manager ) o indirizzante da Consulente Finanziario, a uno meno giudicante, più proattivo e open minded. In realtà, per mia forma mentis, nella gestione delle Risorse ho utilizzato uno stile partecipativo e abbastanza inclusivo, mentre nella gestione dei clienti, alla fine, dopo una corretta rilevazione dei bisogni, il cliente si aspetta la soluzione da me e dunque il “tiro in porta“ è sempre mio seppur condiviso.
Belle domande e parto dalla prima . Il campo da golf, nel mio modo di stare al lavoro, rappresenta il "mercato“ in senso più ampio, del mondo delle opportunità e dei cambiamenti di scenario. Il campo può essere “ignoto“ e dunque da scoprire, oppure ben conosciuto, ma non per questo privo di nuove opportunità. Il coaching , restando nel mondo del golf, serve in ogni situazione di campo e di gioco e nella vita professionale serve per "fare auto-coaching" e relazionarsi meglio laddove cambiano le prospettive o le nuova relazioni di lavoro.
In che modo la tua lunga esperienza nella finanza e nella gestione patrimoniale si intreccia con la tua identità di coach? Quali strumenti interiori senti di aver affinato attraversando entrambi i mondi?
Sicuramente mi ha consentito, e mi consente, di aver arricchito il mio “approccio“ a persone e situazioni, passando da un mindset piuttosto direttivo (da Manager ) o indirizzante da Consulente Finanziario, a uno meno giudicante, più proattivo e open minded. In realtà, per mia forma mentis, nella gestione delle Risorse ho utilizzato uno stile partecipativo e abbastanza inclusivo, mentre nella gestione dei clienti, alla fine, dopo una corretta rilevazione dei bisogni, il cliente si aspetta la soluzione da me e dunque il “tiro in porta“ è sempre mio seppur condiviso.
Parli spesso di “preparazione mentale”: cosa significa davvero per te?
E come la coltivi, oggi, tra l’allenamento personale e il supporto agli altri?
La “preparazione mentale“ , per me è soprattutto ascolto del mio “gioco interiore“ e cioè di tutto quel mondo di sensazioni positive ed utili a raggiungere, nello sport, il massimo del risultato o il miglior risultato in quel momento. Nel lavoro la PM mi consente di arrivare preparato all’incontro con i clienti studiando più opzioni a fronte di possibili richieste o obiezioni dei clienti e questo in base anche alla conoscenza degli stili sociali dei clienti. Questo aspetto mi ha sempre consentito di approcciare con flessibilità e rispetto gli stili diversi. Però, come dicevo sopra, alla fine la soluzione deve essere da me proposta, ma frutto di un negoziato. Non è così per tutti quelli che ti dicono “per me va bene quello che proponi“, cosa molto pericolosa e su cui fare attenzione.
Come può il coaching aiutare i professionisti della finanza a prendere decisioni più lucide, più umane, più orientate al lungo termine? In quale momento del processo vedi accendersi la trasformazione?
Sicuramente il coaching ci aiuta ad avere una impostazione relazionale meno egocentrica e troppo (generalizzo e parlo per quello che ho visto e vedo) focalizzata anche sulle aspettative dei clienti o talvolta anche sulle nostre. La cosa “bizzarra“ è che quando chiedi al cliente che obiettivi abbia e come pensa di raggiungerli se lui fosse il consulente, le risposte talvolta non sono quelle che mi aspetterei perché in genere più che obiettivi mi vengono esposti bisogni. In sostanza, andrebbero veramente assistiti da me come Coach, ma lo farò certamente appena terminerò questa professione perché oggi il mio ruolo è visto come consulenziale. Nella veste di consulente, banalmente ma non troppo, è mia responsabilità portare al cliente una o più soluzioni. E direi che se passassimo da un "indirizzamento" a una negoziazione motivata e condivisa, ne usciremmo tutti più consapevoli. La trasformazione comunque si accende con quei clienti “smart", disposti a mettersi in discussione perché è successo e proverò a stimolare un processo più da Coach che da Consulente.
Quali sono gli elementi che definiscono una leadership efficace, oggi, in ambienti ad alta pressione come quello finanziario? E cosa fa davvero la differenza quando si è soli sul tee?
Nel mio settore, la leadership con i clienti te la conquisti con i risultati, con le risposte o le soluzioni scomode del tipo: “ora dobbiamo alleggerire le posizioni investite, non sono dell’idea di vendere, dobbiamo diversificare, dobbiamo ragionare per obiettivi". Nella relazione con le persone che coordini, con l’esempio è con l’assunzione di responsabilità di fronte all’Azienda "in difesa“ dei collaboratori, se necessario. Quando si è soli sul tee, sai bene che la gara è lunga, ma ogni buca è importante per il risultato finale sulle 18 buche. Dunque "mai mollare“ e soprattutto arrivare preparati fisicamente e mentalmente e poi fare tattica e strategia. Il fatto di essere soli è un vantaggio se sei molto confident con se stessi, ma anche adeguatamente critici e propositivi e soprattutto mai abbandonarsi allo sconforto o esaltarsi per un successo momentaneo.
Parli di flessibilità, cambiamento e sacrificio: come si allenano queste qualità dentro e fuori dal campo da gioco? Qual è la tua esperienza personale nel trasformare ostacoli in apprendimenti?
Intanto, si allenano "prendendo schiaffi“ perché se il percorso personale di crescita e maturazione è sempre in discesa non ci si evolve. Io ho imparato più dagli errori che dalle situazione positive che, comunque, servono a costruire le fondamenta del proprio successo sportivo. Comunque ci vuole tanto allenamento che dà confidenza e motivazione, ma pronti agli insuccessi che però siano momentanei. Ovviamente questo vale anche per la vita professionale e personale.
Qual è il ruolo del coaching nella gestione del rischio e dell’incertezza? Come si può imparare a stare nella nebbia senza perdere il senso della direzione?
Belle domande… Intanto, il ruolo del coaching nella gestione del rischio e dell’incertezza serve a me stesso perché mi ha obbligato a capire se l’obiettivo di gestione di questi problemi fosse corretto ma soprattutto a trovare molte “options”. Come si fa a stare nella nebbia senza perdere il senso della direzione? Qui mi viene in mente quello che ci facevano fare come training da Vigili del Fuoco. Quando entri in una casa piena di fumo con una o due persone svenute dentro e tu hai la maschera a gas e non conosci la casa, devi avere velocemente tutte le informazioni sulla ubicazione delle stanze di quella casa e poi muoverti con cautela ma veloce per salvare le vite. In sintesi, non perdere la testa, don’t panic e gestione del respiro.
Quando lavori con i tuoi clienti, come li accompagni nella costruzione di un mindset orientato alla crescita? Cosa osservi quando il “click” del cambiamento comincia a farsi sentire?
Sicuramente è fondamentale la co-costruzione con i clienti dopo che hai definito l’obiettivo e l’esplorazione della realtà e la scoperta delle opzioni. Anche se questo sembra in contrasto con quanto scritto prima, in realtà questo processo si fa quasi naturalmente, ma quello che mi distingue dal coach è che la soluzione spesso la propongo io perché sta nel gioco delle parti. Come dicevo sopra, a me sta fornire un ventaglio di soluzioni che, comunque, non possono prescindere dalle aspettative del cliente, dalla tolleranza del rischio, dai suoi bisogni e/o obiettivi. In sostanza, si tratta di una negoziazione motivata e condivisa perchè il cliente merita il massimo rispetto.
Hai mai vissuto una transizione profonda che ha cambiato il tuo modo di lavorare o di vedere le cose? Cosa hai lasciato andare, e cosa hai scelto di portare con te?
Sì, certamente. Intanto, non solo il cambio di più aziende mi ha imposto di adattarmi a nuovi processi e procedure (e qui il passaggio è banale), ma di relazionarmi con nuovi capi o con nuovi colleghi. L’esperienza e la flessibilità e la resilienza non mi sono mai mancate e credo, anzi sono certo, di essermela cavata più che bene. Detesto "i comportamenti immaturi" e quando li incontro divento molto sgradevole... ma non ci posso fare nulla. Ho lasciato andare le sensazioni negative che portano via valore, ma ne ho fatto tesoro e con me ho portato bei ricordi di quelle belle persone che ho conosciuto che mi hanno arricchito e mi hanno consentito di donare. Poi, sul dolore per la perdita della mia amata e giovane moglie potrei scrivere un libro sul periodo complesso che ho dovuto affrontare e che affronto... anche se non sembra.
Se dovessi distillare in una sola frase il valore del coaching, quale sarebbe la tua? Una di quelle frasi da ricordare, magari al momento del drive decisivo.
Il Coaching è il compagno di strada che non ti lascerà mai solo e che non si permetterà di dirti che hai sbagliato e se te lo deve dire, farà in maniera che tu cliente, lo capisca da solo. Sul drive decisivo so bene che lo so tirare forte e lungo... dipende solo da me.
Che consiglio daresti a un giovane professionista che sogna una carriera nel mondo finanziario, ma vuole farlo con coerenza, visione e cura? Da dove iniziare, e cosa non perdere mai?
Innanzitutto, gli farei una sessione di coaching per fargli prendere consapevolezza, lo farei riflettere sui suoi obiettivi, come pensa di raggiungerli e in quanto tempo... Se dovessi dare un consiglio, gli direi di non “svendersi“ o snaturare la sua personalità e poi di essere onesto con se stesso e con i suoi clienti. Onesto, non solo dal punto di vista dell’etica, ma anche del rispetto delle opinioni dei clienti. Infine, gli direi di considerare che i risultati servono a conquistare la fiducia dei clienti e che i soldi si sudano.
CHI È ETTORE COCCHI: MAPPA DEL COACH
Ettore Cocchi (nella foto a destra)
CHI È
Sono un Consulente Finanziario, iscritto all’Albo Professionale dal 1993 e lavoro per un grande gruppo bancario internazionale, dove iniziai nel 1979. Ho maturato esperienza sia nel settore del credito, come Manager da dipendente , dopo un importante tirocinio durato oltre tre anni in diverse Filiali in Italia e un anno in Francia. L’excursus professionale mi ha portato a rivestire numerosi incarichi in diverse unità operative della banca, a Roma e fuori provincia, con gestione di un numero importante di risorse umane. I primi degli anni ‘90, l’esperienza significativa presso L’Ufficio Studi e Comunicazione della banca, mi ha consentito di perfezionare e sviluppare tecniche di comunicazione , oltre all’acquisizione di competenze nella gestione di grandi eventi. Dal 2000m dopo una esperienza da Dirigente in una azienda a Milano nel settore della Consulenza Finanziaria, iniziai il percorso da Manager (come lavoratore autonomo) in diverse importanti realtà del Settore, fino a “tornare a casa“ nel 2016 nella Banca che mi vide crescere come professionista.
COSA FACCIO
Oggi, dopo aver deciso di lasciare l’attività Manageriale, mi dedico a tempo pieno alla gestione dei miei clienti, alcuni dei quali mi hanno letteralmente visto nascere nel 1956. Questo mi ha consentito , e mi consente, anche di occuparmi di formazione di prodotto o di gestione clienti, con i colleghi nell’Area geografica in cui opero, che è sostanzialmente il Lazio. In concreto il mio lavoro consiste nella gestione del risparmio che i clienti mi affidano, nella gestione di tutti quei servizi collaterali di un cliente bancario (dal mutuo alla gestione delle carte di credito solo a titolo di esempio) e da tre anni, dopo aver completato un corso specifico di Formazione, seguo anche le tematiche e problematiche del passaggio generazionale e patrimoniale. In ultimo, infine, sempre da tre anni ho acquisito la certificazione EFPA (European Finacial Planning Association) nell’ambito del mondo ESG (Environmental , Social , Governance) che è una modalità di valutazione delle Aziende che per definirsi tali debbono rispettare il dettato di una normativa europea specifica (SFDR – Regolamento divulgativo della finanza sostenibile). Questo è anche un modo per fare cultura attinente all’ambiente, al rispetto delle persone, allo sviluppo delle competenze. Quello che in gergo comune si chiama “finanza sostenibile“. Dal gennaio 2025, dopo un corso semestrale, mi sono certificato come Life Coach, iscritto all’AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti) e a maggio 2025 ho completato un corso nella Specialty Business & Corporate. Tale professione, in osmosi “ evolutiva “ con ruoli ed esperienze formativi pregressi, mi consentirà di affacciarmi alla mia "terza età lavorativa“ nel mondo della Formazione ed anche nello sviluppo come Coach Trainer nel Golf.
COSA MI DISTINGUE
La pratica del golf (che segue ad anni di pratica in altre discipline come il Tennis, la Pallavolo, il Motocross ) è l’azimut che coniuga fisicità e gestione della mente, ed essere diventato Coach mi sta aiutando a titolo personale nel migliorarmi, ma mi aiuterà ancora di più ad aiutare gli altri. Se debbo descrivermi, direi che la cosa che mi distingue, oltre la pratica di sport fisici, è la curiosità verso “cose nuove", che mi ha portato a viaggiare molto e ovunque in Italia, in Europa e altrove per diletto e voglia di scoprire la storia del mondo, la bellezza dei luoghi e il modo di essere delle persone che non siano i “vicini di casa”.
OBIETTIVI E ASPETTATIVE PERSONALI
Un grave lutto personale recente, che resterà come una ferita che non si chiuderà mai, mi spinge a non fermarmi, a fare molte cose, ma soprattutto a voler lasciare, grazie anche alla formazione, un’eredità ai giovani e alle persone che vogliono cambiare ed evolvere. Direi che posso dire che ho una sincera "nostalgia del futuro", ma sono arricchito da un passato meraviglioso e pieno di belle cose. Go West come dicevano i cercatori d’oro nel 1849 negli Stati Uniti, Go West.
La “preparazione mentale“ , per me è soprattutto ascolto del mio “gioco interiore“ e cioè di tutto quel mondo di sensazioni positive ed utili a raggiungere, nello sport, il massimo del risultato o il miglior risultato in quel momento. Nel lavoro la PM mi consente di arrivare preparato all’incontro con i clienti studiando più opzioni a fronte di possibili richieste o obiezioni dei clienti e questo in base anche alla conoscenza degli stili sociali dei clienti. Questo aspetto mi ha sempre consentito di approcciare con flessibilità e rispetto gli stili diversi. Però, come dicevo sopra, alla fine la soluzione deve essere da me proposta, ma frutto di un negoziato. Non è così per tutti quelli che ti dicono “per me va bene quello che proponi“, cosa molto pericolosa e su cui fare attenzione.
Come può il coaching aiutare i professionisti della finanza a prendere decisioni più lucide, più umane, più orientate al lungo termine? In quale momento del processo vedi accendersi la trasformazione?
Sicuramente il coaching ci aiuta ad avere una impostazione relazionale meno egocentrica e troppo (generalizzo e parlo per quello che ho visto e vedo) focalizzata anche sulle aspettative dei clienti o talvolta anche sulle nostre. La cosa “bizzarra“ è che quando chiedi al cliente che obiettivi abbia e come pensa di raggiungerli se lui fosse il consulente, le risposte talvolta non sono quelle che mi aspetterei perché in genere più che obiettivi mi vengono esposti bisogni. In sostanza, andrebbero veramente assistiti da me come Coach, ma lo farò certamente appena terminerò questa professione perché oggi il mio ruolo è visto come consulenziale. Nella veste di consulente, banalmente ma non troppo, è mia responsabilità portare al cliente una o più soluzioni. E direi che se passassimo da un "indirizzamento" a una negoziazione motivata e condivisa, ne usciremmo tutti più consapevoli. La trasformazione comunque si accende con quei clienti “smart", disposti a mettersi in discussione perché è successo e proverò a stimolare un processo più da Coach che da Consulente.
Quali sono gli elementi che definiscono una leadership efficace, oggi, in ambienti ad alta pressione come quello finanziario? E cosa fa davvero la differenza quando si è soli sul tee?
Nel mio settore, la leadership con i clienti te la conquisti con i risultati, con le risposte o le soluzioni scomode del tipo: “ora dobbiamo alleggerire le posizioni investite, non sono dell’idea di vendere, dobbiamo diversificare, dobbiamo ragionare per obiettivi". Nella relazione con le persone che coordini, con l’esempio è con l’assunzione di responsabilità di fronte all’Azienda "in difesa“ dei collaboratori, se necessario. Quando si è soli sul tee, sai bene che la gara è lunga, ma ogni buca è importante per il risultato finale sulle 18 buche. Dunque "mai mollare“ e soprattutto arrivare preparati fisicamente e mentalmente e poi fare tattica e strategia. Il fatto di essere soli è un vantaggio se sei molto confident con se stessi, ma anche adeguatamente critici e propositivi e soprattutto mai abbandonarsi allo sconforto o esaltarsi per un successo momentaneo.
Parli di flessibilità, cambiamento e sacrificio: come si allenano queste qualità dentro e fuori dal campo da gioco? Qual è la tua esperienza personale nel trasformare ostacoli in apprendimenti?
Intanto, si allenano "prendendo schiaffi“ perché se il percorso personale di crescita e maturazione è sempre in discesa non ci si evolve. Io ho imparato più dagli errori che dalle situazione positive che, comunque, servono a costruire le fondamenta del proprio successo sportivo. Comunque ci vuole tanto allenamento che dà confidenza e motivazione, ma pronti agli insuccessi che però siano momentanei. Ovviamente questo vale anche per la vita professionale e personale.
Qual è il ruolo del coaching nella gestione del rischio e dell’incertezza? Come si può imparare a stare nella nebbia senza perdere il senso della direzione?
Belle domande… Intanto, il ruolo del coaching nella gestione del rischio e dell’incertezza serve a me stesso perché mi ha obbligato a capire se l’obiettivo di gestione di questi problemi fosse corretto ma soprattutto a trovare molte “options”. Come si fa a stare nella nebbia senza perdere il senso della direzione? Qui mi viene in mente quello che ci facevano fare come training da Vigili del Fuoco. Quando entri in una casa piena di fumo con una o due persone svenute dentro e tu hai la maschera a gas e non conosci la casa, devi avere velocemente tutte le informazioni sulla ubicazione delle stanze di quella casa e poi muoverti con cautela ma veloce per salvare le vite. In sintesi, non perdere la testa, don’t panic e gestione del respiro.
Quando lavori con i tuoi clienti, come li accompagni nella costruzione di un mindset orientato alla crescita? Cosa osservi quando il “click” del cambiamento comincia a farsi sentire?
Sicuramente è fondamentale la co-costruzione con i clienti dopo che hai definito l’obiettivo e l’esplorazione della realtà e la scoperta delle opzioni. Anche se questo sembra in contrasto con quanto scritto prima, in realtà questo processo si fa quasi naturalmente, ma quello che mi distingue dal coach è che la soluzione spesso la propongo io perché sta nel gioco delle parti. Come dicevo sopra, a me sta fornire un ventaglio di soluzioni che, comunque, non possono prescindere dalle aspettative del cliente, dalla tolleranza del rischio, dai suoi bisogni e/o obiettivi. In sostanza, si tratta di una negoziazione motivata e condivisa perchè il cliente merita il massimo rispetto.
Hai mai vissuto una transizione profonda che ha cambiato il tuo modo di lavorare o di vedere le cose? Cosa hai lasciato andare, e cosa hai scelto di portare con te?
Sì, certamente. Intanto, non solo il cambio di più aziende mi ha imposto di adattarmi a nuovi processi e procedure (e qui il passaggio è banale), ma di relazionarmi con nuovi capi o con nuovi colleghi. L’esperienza e la flessibilità e la resilienza non mi sono mai mancate e credo, anzi sono certo, di essermela cavata più che bene. Detesto "i comportamenti immaturi" e quando li incontro divento molto sgradevole... ma non ci posso fare nulla. Ho lasciato andare le sensazioni negative che portano via valore, ma ne ho fatto tesoro e con me ho portato bei ricordi di quelle belle persone che ho conosciuto che mi hanno arricchito e mi hanno consentito di donare. Poi, sul dolore per la perdita della mia amata e giovane moglie potrei scrivere un libro sul periodo complesso che ho dovuto affrontare e che affronto... anche se non sembra.
Se dovessi distillare in una sola frase il valore del coaching, quale sarebbe la tua? Una di quelle frasi da ricordare, magari al momento del drive decisivo.
Il Coaching è il compagno di strada che non ti lascerà mai solo e che non si permetterà di dirti che hai sbagliato e se te lo deve dire, farà in maniera che tu cliente, lo capisca da solo. Sul drive decisivo so bene che lo so tirare forte e lungo... dipende solo da me.
Che consiglio daresti a un giovane professionista che sogna una carriera nel mondo finanziario, ma vuole farlo con coerenza, visione e cura? Da dove iniziare, e cosa non perdere mai?
Innanzitutto, gli farei una sessione di coaching per fargli prendere consapevolezza, lo farei riflettere sui suoi obiettivi, come pensa di raggiungerli e in quanto tempo... Se dovessi dare un consiglio, gli direi di non “svendersi“ o snaturare la sua personalità e poi di essere onesto con se stesso e con i suoi clienti. Onesto, non solo dal punto di vista dell’etica, ma anche del rispetto delle opinioni dei clienti. Infine, gli direi di considerare che i risultati servono a conquistare la fiducia dei clienti e che i soldi si sudano.
CHI È ETTORE COCCHI: MAPPA DEL COACH
Ettore Cocchi (nella foto a destra)
CHI È
Sono un Consulente Finanziario, iscritto all’Albo Professionale dal 1993 e lavoro per un grande gruppo bancario internazionale, dove iniziai nel 1979. Ho maturato esperienza sia nel settore del credito, come Manager da dipendente , dopo un importante tirocinio durato oltre tre anni in diverse Filiali in Italia e un anno in Francia. L’excursus professionale mi ha portato a rivestire numerosi incarichi in diverse unità operative della banca, a Roma e fuori provincia, con gestione di un numero importante di risorse umane. I primi degli anni ‘90, l’esperienza significativa presso L’Ufficio Studi e Comunicazione della banca, mi ha consentito di perfezionare e sviluppare tecniche di comunicazione , oltre all’acquisizione di competenze nella gestione di grandi eventi. Dal 2000m dopo una esperienza da Dirigente in una azienda a Milano nel settore della Consulenza Finanziaria, iniziai il percorso da Manager (come lavoratore autonomo) in diverse importanti realtà del Settore, fino a “tornare a casa“ nel 2016 nella Banca che mi vide crescere come professionista.
COSA FACCIO
Oggi, dopo aver deciso di lasciare l’attività Manageriale, mi dedico a tempo pieno alla gestione dei miei clienti, alcuni dei quali mi hanno letteralmente visto nascere nel 1956. Questo mi ha consentito , e mi consente, anche di occuparmi di formazione di prodotto o di gestione clienti, con i colleghi nell’Area geografica in cui opero, che è sostanzialmente il Lazio. In concreto il mio lavoro consiste nella gestione del risparmio che i clienti mi affidano, nella gestione di tutti quei servizi collaterali di un cliente bancario (dal mutuo alla gestione delle carte di credito solo a titolo di esempio) e da tre anni, dopo aver completato un corso specifico di Formazione, seguo anche le tematiche e problematiche del passaggio generazionale e patrimoniale. In ultimo, infine, sempre da tre anni ho acquisito la certificazione EFPA (European Finacial Planning Association) nell’ambito del mondo ESG (Environmental , Social , Governance) che è una modalità di valutazione delle Aziende che per definirsi tali debbono rispettare il dettato di una normativa europea specifica (SFDR – Regolamento divulgativo della finanza sostenibile). Questo è anche un modo per fare cultura attinente all’ambiente, al rispetto delle persone, allo sviluppo delle competenze. Quello che in gergo comune si chiama “finanza sostenibile“. Dal gennaio 2025, dopo un corso semestrale, mi sono certificato come Life Coach, iscritto all’AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti) e a maggio 2025 ho completato un corso nella Specialty Business & Corporate. Tale professione, in osmosi “ evolutiva “ con ruoli ed esperienze formativi pregressi, mi consentirà di affacciarmi alla mia "terza età lavorativa“ nel mondo della Formazione ed anche nello sviluppo come Coach Trainer nel Golf.
COSA MI DISTINGUE
La pratica del golf (che segue ad anni di pratica in altre discipline come il Tennis, la Pallavolo, il Motocross ) è l’azimut che coniuga fisicità e gestione della mente, ed essere diventato Coach mi sta aiutando a titolo personale nel migliorarmi, ma mi aiuterà ancora di più ad aiutare gli altri. Se debbo descrivermi, direi che la cosa che mi distingue, oltre la pratica di sport fisici, è la curiosità verso “cose nuove", che mi ha portato a viaggiare molto e ovunque in Italia, in Europa e altrove per diletto e voglia di scoprire la storia del mondo, la bellezza dei luoghi e il modo di essere delle persone che non siano i “vicini di casa”.
OBIETTIVI E ASPETTATIVE PERSONALI
Un grave lutto personale recente, che resterà come una ferita che non si chiuderà mai, mi spinge a non fermarmi, a fare molte cose, ma soprattutto a voler lasciare, grazie anche alla formazione, un’eredità ai giovani e alle persone che vogliono cambiare ed evolvere. Direi che posso dire che ho una sincera "nostalgia del futuro", ma sono arricchito da un passato meraviglioso e pieno di belle cose. Go West come dicevano i cercatori d’oro nel 1849 negli Stati Uniti, Go West.



